Una giornata di mobilitazione nazionale

larderelloCONTRO LA GEOTERMIA ELETTRICA

COMUNICATO STAMPA DELLA RETE NAZIONALE NO GEOTERMIA ELETTRICA.

Roma, Camera dei Deputati, mercoledì 5 Marzo 2014.

Si è tenuta a Roma il 5 Marzo la giornata di mobilitazione indetta dalle Rete Nazionale contro la Geotermia Elettrica Speculativa ed Inquinante, con un convegno, una manifestazione di fronte al Parlamento ed una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati.

Scopo della giornata era quello di aprire un dialogo con il governo su tema della geotermia. In quanto il modo di procedere delle iniziative governative in questo settore presenta delle obiettive criticità che stanno creando forti critiche, disagio e risentimento nelle popolazioni interessate. Ed un rinnovato interesse critico da parte del mondo scientifico.

Il convegno, presso la Camera dei Deputati, ha visto la partecipazione di un folto pubblico, tra cui esponenti dei comitati laziali, umbri, toscani e sardi. Parlamentari, sindaci, amministratori, esperti, esponenti dei Ministeri e degli enti interessati, rappresentanti dei media.

Dalle numerose relazioni presentate al convegno da parlamentari, amministratori, comitati ed illustri esponenti del mondo scientifico, sono emersi alcuni punti importanti e precise richieste al Governo.

Il piano governativo di espansione e sviluppo della geotermia, varato nel 2010 dal governo Berlusconi, presenta una serie di problematiche gravi che non sono state sufficientemente considerate dalle istituzioni governative. Ma che nel contempo, visto il moltiplicarsi di richieste di nuovi impianti e di permessi di ricerca, stanno suscitando serissime preoccupazioni nelle popolazioni e da parte di qualificati ambienti scientifici.

Il principale problema da affrontare è quello dell’esistenza di un dogma culturale, dovuto a scarsa conoscenza del problema sia nell’opinione pubblica che negli ambienti della pubblica amministrazione: il Dogma della Infallibilità della Geotermia. Secondo il quale la geotermia è sempre di per sé Pulita, Rinnovabile, Sostenibile.

Un dogma alimentato dal circuito degli imprenditori geotermici attratti dagli enormi incentivi statali, e fideisticamente accettato da molti ambienti governativi senza discussioni o veri approfondimenti.

La realtà della ricerca scientifica mondiale e delle esperienze sul campo mostra invece con tutta evidenza che questo dogma è inaccettabile, e che non può guidare l’azione del Governo, in quanto la geotermia non è affatto sempre pulita, rinnovabile e sostenibile. Ma lo è solo a determinate condizioni, che dipendono dalla tecnologia impiegata e dalle specificità del territorio nel quale la si vuole usare. Ogni caso va esaminato a parte, con appropriata attenzione e grandissime cautele.

Alcune vecchie tecnologie, come quella FLASH, ad alta entalpia, con emissioni a cielo aperto, usata sul Monte Amiata, ha dato abbondanti prove di essere del tutto nefasta per i cittadini di quelle zone e per l’ambiente. Inducendo sensibili aumenti nei livelli di malattia e di mortalità, e trasformando un paradiso naturale in un incubo con livelli di inquinamento pari ai peggiori d’Italia.

Mentre le nuove tecnologie a ciclo chiuso, binarie a media entalpia, pur evitando l’emissione di veleni nell’aria, presentano numerose criticità:

• bassissimo rendimento, a fronte di enomri incentivi governativi,

• presentano seri rischi nelle zone ad alta sismicità,

• possono creare fenomeni di subsidenza,

• mettono a rischio i bacini idropotabili,

• presentano forti impatti sul territorio, sulle economie locali, sul paesaggio di zone di pregio e spesso a vocazione turistica e agricola

• impiegano pochissimo personale, ed in determinate zone la loro presenza mette a rischio attività produttive locali che impiegano molti più addetti.

Studi scientifici importanti cominciano ad evidenziare questi problemi, dei quali occorre tenere conto. Anche perché le popolazioni locali sono sempre più informate di queste criticità. E sempre più preoccupate.

La valutazione di questa serie di problemi non può essere lasciata ai centri di ricerca ed ai tecnici che lavorano per le società che fanno impianti geotermici. Troppo forti sono le attese e gli appetiti generati da incentivi governativi altissimi.

Occorre che lo Stato riprenda in modo sostanziale e non solo formalistico la propria funzione di salvaguardia di tutti gli interessi in gioco, primo fra i quali quello delle popolazioni coinvolte.

Non si può portare avanti un piano di espansione della geotermia che appare procedere in modo frettoloso, improvvisato e per giunta a dispetto delle popolazioni locali. Dove la geotermia è praticabile e sostenibile, occorre fornire ai cittadini proposte valide, mostrare con sincerità ed onestà i problemi e convincerle dei vantaggi di queste tecnologie. Per averne il consenso. Non ci si può basare solo sul consenso di strutture politiche spesso troppo sensibili al lavoro lobbistico delle imprese.

Molte le pressioni per procedere di corsa con questo piano, ma è di tutta evidenza che non c’è alcuna fretta, per i seguenti motivi:

• il Paese ha già ampiamente raggiunto gli obiettivi previsti di produzione di energie rinnovabili;

• le capacità di produzione elettrica italiane sono elevatissime, con grandi impianti costretti a rimanere spenti per mancanza di domanda;

• gli impianti FLASH con emissioni in aria ogni giorno avvelenano l’ambiente e i cittadini, mentre quelli proposti a ciclo binario presentano criticità pesanti ed hanno rendimenti bassi, a fronte di elevatissimi incentivi pagati in bolletta dai cittadini e dalle imprese.

Questi incentivi e questa fretta appaiono nella situazione attuale del tutto inappropriati e forzosi. A meno che la fretta e gli incentivi non servano esclusivamente a favorire circuiti industriali dotati di forti connessioni politiche, come dimostrano i continui e pesanti interventi di modifica legislativa favorevoli agli imprenditori geotermici. Interventi spesso in palese contrasto con i regolamenti parlamentari, con la Costituzione e con le normative europee.

Questo noi cittadini e le istituzioni del nostro Paese non lo possono accettare.

Per tutti questi motivi dal convegno e dalla giornata di mobilitazione emerge una richiesta al governo:

una Moratoria con sospensione del Piano Geotermico e dei relativi incentivi che consenta di:

• ripensare l’economicità del piano di sviluppo geotermico;

• valutare in modo più approfondito e sistematico le criticità e gli impatti delle varie tecnologie; ed adeguare la normativa in modo conseguente;

• mappare il territorio nazionale decidendo le zone di esclusione, dove gli impianti geotermici presentano rischi eccessivi o comunque si presentano come fortemente impattanti e non sostenibili.

La richiesta viene rivolta ad un Governo che ha tutto l’interesse ad evitare spese inutili, affrettate, dannose e che pesano direttamente sui bilanci di cittadini e imprese già duramente provati dalla crisi.

RETE NAZIONALE NO GEOTERMIA ELETTRICA

 

 

 

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Verso un’economia alternativa per il territorio

apuane

Comunicato: Salviamo le Apuane – Chiudiamo le Cave.

A Lucca due giorni di seminario dedicato alla costruzioni di un alternativa economica per le Alpi Apuane, montagne duramente devastate dall’escavazione del marmo e del carbonato di calcio. Oggi in un giorno di scava una quantità di materiale che solo pochi decenni fa si estraeva in 3 mesi, oggi alle cave lavorano poche centinaia di persone in tutto il comprensorio delle Apuane è evidente che ormai è un’ economia finita e residuale. Una devastazione che rapina le nostre comunità dei beni comuni che ci appartengono. Dobbiamo pensare al futuro chiudere le cave e riconvertire l’economia di questo territorio prima che si compromettano definitivamente l’ecosistema, le falde acquifere, le montagne e di conseguenza il nostro futuro qui!

Siamo già davanti ad una grave emergenza ambientale ed occupazionale pertanto di fronte al reiterato silenzio della politica ci ritroveremo con imprenditori, associazioni, movimenti, cittadini e comitati per lanciare un progetto di economia alternativa, di economie durevoli per il territorio compreso tra Lucca e La Spezia. Un progetto che non verrà teorizzato ma che è già in costruzione e necessità di sempre maggiore partecipazione.

Un grande progetto costruito dal basso, da chi vive giorno dopo giorno la devastazione ed il conseguente impoverimento di questa splendida bioregione.

Di seguito il programma che si svolgerà a Lucca presso il Palazzo Ducale (sala Tobino) i prossimi 8 e 9 Febbraio.

Programma
Sabato 8 febbraio, ore 15,00

  • Lettura della Carta delle Apuane (a cura dei giovani di Aeliante)
  • Lettura dei messaggi al Seminario (Elia Pegollo, Franca Leverotti, ecc.)
  • Proiezione di “Aut Out” (Alberto Grossi)
  • Apertura Sessione “L’alternativa economica alla monocoltura del marmo”
  • Relazione introduttiva (Fabio Baroni)
  • Interventi (altre esperienze possono aggiungersi durante l’incontro nella fase di dibattito): Azienda Agricola Terrapuana, Azienda Agricola Mirko Tetti, Guide Ambientali/Geoguide (Andrea Benvenuti), Guide Turistiche (Lavinia Stanila), Tour Operator (Live your Tuscany), Gas (Elena Bertoli), Mulino di Pruno tra agricoltura e turismo (Silvia Malquori), un ostello (Maria Stella Pieroni), Giochi e artigianato in legno (Denise Pagano), Telelavoro e risparmio energetico (cooperativa Lunidonna), uso del Web (Roberto Andreotti)
  • Dibattito
  • Ore 19,00 Chiusura con l’intervento di Alessandro Puccinelli “Una visione etica sul più grande disastro ambientale d’Europa”

Domenica 9 febbraio ore 9,30

  • Apertura Sessione “Progetti in corso”
  • Relazioni introduttive (Giorgio Pizziolo, Eros Tetti)
  • Illustrazione Progetto FAI “Il Pizzo d’Uccello e il Solco di Equi”
  • Progetto “Lo sviluppo turistico integrato delle Apuane. Un caso”
  • Progetti in corso per una valle.
  • Dibattito

Ore 12,00 (a seguire nel pomeriggio)

  • Apertura Sessione “Azioni per salvare le Apuane”
  • Relazione introduttiva Giulio Milani Ferma la distruzione morale degli apuani. Risorse a convegno
  • Introduzione al lavoro dell’associazione Aeliante e programmi d’azione (Luciano Di Gino)
  • Intervento di Angelo Vignolo Quando il marmo di Carrara non diventa opera d’arte
  • Resoconto della Campagna Endecocide (Isabella Bertucci)
  • Comunicazioni sulle prossime campagne di iniziativa
  • Dibattito
  • Al termine. Approvazione Documento di intenti 2014-2015 e apertura tavoli di lavoro tematici.

Per i diritti di tutti contro l’arroganza di pochi

16novbanneresize

Determinati, sereni e insieme a chi, in tutta Italia, lotta per i beni comuni e il diritto alla città.

Il #16Nov è la nostra risposta alla politica che invade il patrimonio pubblico e lo regala agli appetiti privati, che antepone le prerogative della proprietà di pochi all’interesse collettivo.

Saremo in piazza a Pisa per denunciare le politiche di speculazione e di austerità che determinano la crisi, consumano i nostri territori, producono solo lavoro precario e ricatti, costruiscono cattedrali nel deserto, e trasformano ogni forma di attivismo civico e di reazione sociale in un problema di ordine pubblico.
Lo sgombero dell’ex Colorificio di Pisa e del Municipio dei Beni Comuni sono l’emblema dello scontro sempre più aspro tra beni comuni e interessi privati, che sperimentiamo in tutte le nostre città.
Il #16Nov dimostreremo che in questa città scorre anche un altro fiume e che non è possibile fermarlo. E’ il fiume dei corpi, dei bisogni e dei desideri di donne e uomini liberi che riprendono in mano il proprio destino e quello della comunità dove vivono, in forma responsabile e trasparente.
Abiteremo le strade praticando una grande, pacifica e legittima azione che riaprirà l’Ex Colorificio, chiuso con un atto di imperio in seguito ad una sentenza del Tribunale. E’ questa la nostra risposta allo strapotere delle multinazionali, alle lobby del cemento e a quella politica che con queste tratta e svende le nostre città.
Saremo un fiume in piena, come quello che attraverserà  in quella giornata le strade di Napoli contro la devastazione ambientale e l’emergenza sanitaria di cui è vittima il territorio campano, conseguenza di politiche criminali che hanno permesso di contaminare ed avvelenare i territori e le persone che li abitano. O come quello che scenderà sempre il 16 novembre in piazza in Val di Susa contro la TAV e la politica delle grandi opere, che spreca denaro pubblico, distrugge l’ambiente e alimenta un modello di sviluppo insostenibile. O che sarà a Gradisca d’Isonzo contro la politica dei CIE. Insieme in uno stesso giorno Pisa, Napoli, Gradisca d’Isonzo e Val di Susa. Quattro luoghi simbolo della lotta per i beni comuni e contro le politiche del privilegio.
Il #16Nov,per un fiume in piena, impossibile da fermare.

MUNICIPIO DEI BENI COMUNI – PISA

CONCENTRAMENTO ORE 13.00 PIAZZA GARIBALDI

16 Novembre #fiumeinpiena #excolorificio   ore 13 Piazza Garibaldi

Qui lo spot video del 16 nov: http://www.youtube.com/watch?v=RUjzi2OmPak

12 Novembre Comunicato Stampa presso l’ex Colorificio

13 Novembre Assemblea Cittadina Pubblica ore 21:00 Polo Carmignani

14 Novembre Critical Mass ore 17:30 Piazza Garibaldi

informazioni sui Pullman per Pisa

16 Novembre #fiumeinpiena #excolorificio   ore 13 Piazza Garibaldi

 Qui l’indirizzo dell’evento facebook: https://www.facebook.com/events/1431837997038467/